Dal 1° luglio sarà vietato erogare la retribuzione dei lavoratori con denaro contante


Dal 1° luglio sarà vietato erogare la retribuzione dei lavoratori con denaro contante

In base alle disposizioni dell’art. 1, commi 910-914, della L. n. 205 del 2017, a partire dal prossimo 1° luglio sarà vietato pagare i lavoratori con moneta contante  qualunque sia la tipologia del rapporto di lavoro instaurato, fatti salvi i compensi per lavori occasionali.

I datori di lavoro o i committenti dovranno versare ai lavoratori la retribuzione o gli eventuali anticipi esclusivamente a mezzo

  • bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore,
  • strumenti di pagamento elettronico;
  • emissione di un assegno (consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, ad un suo delegato. L’impedimento si intende comprovato quando il delegato a ricevere il pagamento è il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a 16 anni)
  • pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento.

La retribuzione può essere percepita in contanti soltanto nel caso in cui il pagamento avvenga presso lo sportello bancario o postale ove il datore di lavoro abbia aperto il conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento.

Il divieto di pagare in contanti la retribuzione prescinde dal suo ammontare essendo la finalità della nuova normativa finalizzata alla repressione di comportamenti elusivi di norme a tutela del lavoro.

Da una prima disamina sembrerebbero esenti dall’ obbligo i tirocini, le borse di studio ed i rapporti autonomi di natura occasionale.

In vigore resta anche il divieto di effettuare trasferimenti in contanti per importi pari o superiori ai 3mila euro.

Il divieto del pagamento in contanti della retribuzione riguarderà sia i rapporti di lavoro subordinato ex art. 2094 c.c. (indipendentemente dalla durata o modalità di svolgimento della prestazione) che i contratti di collaborazione coordinata e continuativa e qualsiasi forma di contratto di lavoro stipulati tra  le cooperative ed i soci.

Sono esclusi dall’obbligo i rapporti di lavoro con le pubbliche amministrazioni e quelli con i domestici.

Il datore di lavoro che violi la disposizione incorrerà in una sanzione amministrativa pecuniaria per un ammontare da 1000 a 5000 euro, cui si andranno ad aggiungere eventuali eventuali  condotte penalmente rilevanti.

La norma, inoltre, prevede che la firma, apposta dal lavoratore sulla busta paga, non costituisca prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione.